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giovedì 25 novembre 2010

Settima puntata: 22 novembre

La playlist della sesta puntata:

[SIGLA] Luigi Tenco – Il tempo dei limoni
Wild Nothing – Chinatown
The Pains of Being Pure at Heart – Heart in your heartbreak
Bud Spencer Bluex Explosion – Mi sento come se
Bud Spencer Bluex Explosion – Daft Punk is playing at my house
Numero 6 – Maledetta
Iori’s Eyes – Santa Sofia
Animal Collective – Summertime clothes
No Braino – Bifolco
Patrizia Laquidara – Mielata
The Jacqueries – Sleeping pills
The National – Mr November
Cake – Sick of you
Be Forest – NTR
Fine Before You Came – VIXI
Iosonouncane – Il corpo del reato
Mambassa – Canzone d’odio


Per ascoltare il podcast e scaricarlo, http://blog.fusoradio.net/2010/11/25/gli-indiepatici-puntata-vii/

In questa puntata i conduttori Banale e TenderBranson hanno presentato:
  • in collegamento telefonico, Cesare, batterista dei Bud Spencer Blues Explosion, che si esibiranno sabato 27 al Circolo degli Artisti di Roma in una formazione eccezionale comprendente oltre alla chitarra dell'altro membro originario Adriano Viterbini, il basso di Saturnino e la vena elettronica di Alessio Bertallot; 
  • Clod, voce e chitarra degli Iori’s Eyes, duo di giovani musicisti milanesi, che hanno recentemente pubblicato il loro secondo EP, contenente 4 brani, dal titolo Matter of Time, al telefono per raccontarci il cambio di sonorità rispetto all’esordio e le prospettive future (grazie alla Saphary Deluxe per l’aiuto);
  • ancora, in collegamento skype, Iosonouncane, artista sardo trapiantato a Bologna, che ha da poco pubblicato il primo Lp, La Macarena su Roma, davvero una delle migliori sorprese dell’anno, non soltanto a livello musicale; che ci ha risposto a una serie di curiosità ed ha quindi presentato la serata di mercoledì 24 al Fanfulla (e grazie alla sua etichetta, la Trovarobato, per l’aiuto);
  • sono stati poi presentati i Be Forest, trio pesarese che ha da poco pubblicato un sorprendente EP, dal titolo “Demo“, che potete ascoltare e scaricare qui 
 
Tra le altre cose, si è quindi parlato di concerti a Roma nella settimana 22-28 novembre, Wild Nothing, The Pains of Being Pure at Heart, The National (e il loro concerto del 16 novembre all’Alcatraz, recensito da Banale qui), Numero 6, No Braino, Animal Collective, Cake, The Jacqueries, Fine Before You Came, e abbiamo ascoltato un estratto da Match Point di Woody Allen.
In conclusione, per l’angolo Amarcord, i Mambassa.

mercoledì 24 novembre 2010

The National @ Alcatraz (Milano) 16 novembre

Qualche ora prima del concerto sono sospesa nel cielo, partita in solitaria alla volta di Milano. L’annuncio di una turbolenza non mi sposta nemmeno un capello. Fuori le nuvole danzano leggere, piene di grazia, ammaestrate dal vento: pura bellezza nel disastro.

Quando sei in alto e tutto è più piccolo ti allontani da ogni cosa: una lezione zen su come educare la mente negli attimi di piena.


Phosphorescent in apertura e un Alcatraz visibilmente pieno e composto in attesa dei National. Arrivano e mi trovano pronta sotto il palco. Sono così vicino da percepire ogni mossa, ogni gesto, ogni minuscola espressione. Vestito di nero, barba incolta, timbrica baritonale che non fa una piega dal vivo e non mi delude nemmeno un po’. Si inizia con Runaway e Anyone’s Ghost dall’ultimo lavoro “High Violet”, si prosegue con Mistaken For Strangers da “Boxer” e la scaletta inizia a condensarsi in salti temporali di album in album. I suoi gesti nervosi mi ricordano Ian Curtis ma senza l’epilessia, solo timidezza e vino bianco. L’aria stralunata di un: “davvero ho riempito questo posto?” e l’osservare la band in distanze di angolazioni diverse come a dire – ok, voglio tenervi bene a mente. Voglio portarvi a casa per vedere se il giorno dopo siete esistiti davvero.


Mi piace vedere la gente perplessa quando Berninger – dalle ballate in mi minore – gli urla addosso, tirando fuori pezzi come Abel. La sezione ritmica sostiene Matt, i fiati impreziosiscono e rendono raffinate le liriche spaccacuore. Mr. November agita la folla e Terrible Love la accarezza e proprio quando tutti sono più tranquilli Matt si lancia sulle teste e dalla prima fila non lo vedo più. Il filo del microfono si allontana metro dopo metro e il mio cantante rockincazzatopop sparisce mentre fuori piove.

Esco dall’Alcatraz, cammino verso l’albergo e mi rendo conto di essere di nuovo sospesa nel cielo. Senza turbolenza. 


BanAle