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mercoledì 29 dicembre 2010

Brunori SAS @ Circolo degli Artisti, 26 dicembre 2010

Mi ficco l'ultimo boccone di panettone in bocca, arriva in gola e spinge giù l'ultima nocciola del torrone di mezz'ora prima: sono pronto per il concerto di Natale del Circolo.
Non escludo però che la stella luminosa appesa alle spalle della batteria sia stata un'allucinazione.

E' difficile spiegare a un purista del cantautorato come Dario Brunori abbia potuto vincere il premio Ciampi e il premio Tenco nell'arco degli ultimi 12 mesi, infarcendo le canzoni dei peggiori nananà e lalalà della tradizione pop italica.
Ci proverò. Perché credo la risposta sia nella descrizione di quanto visto e sentito, domenica sera.

La stella luminosa (c'era, ne sono quasi sicuro), così come i festoni, le decorazioni dei microfoni, l'abbigliamento dei membri del gruppo, le corna da renna (che - scuserete il momento autocelebrativo - gli avevamo suggerito nell'intervista realizzata lunedì 20): è questa l'estetica della (premiata) ditta Brunori SAS. Ed è subito festa di paese, all'apparenza.
Brunori SAS a ProdezzeFuoriArea
E poi le battute, il continuo prendersi in giro e ironizzare sul sapore nostalgico e malinconico delle canzoni, la tombola tra un brano e l'altro, con tanto di premi come l'agendina e il calendario della "vera" Brunori SAS (un'azienda edile che Dario ha ereditato dal papà).
E' un modo di affrontare la realtà che funziona: funziona perché sul palco ci vanno dei musicisti veri e capaci (ottimo l'inserimento di Stefano Amato, violoncellista), perché tra un "lalalà" e un "nananà" Dario Brunori canta e fa cantare le fottutissime frustrazioni di una generazione che va dai 35 ai 25 anni, perché è difficile non identificarsi con chi ammette che "la mia non è una vita speciale e troppo spesso me la devo inventare", perché per tre volte nell'arco di 12 mesi ha suonato a Roma, senza mai presentare lo stesso arrangiamento (Italian Dandy è diventato un pezzo di 6 minuti circa, con passaggi quasi swing, tanto per dirne una).