Visualizzazione post con etichetta intervista massimo volume. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intervista massimo volume. Mostra tutti i post

mercoledì 8 dicembre 2010

Massimo Volume: da STANZE a CATTIVE ABITUDINI (intervista)

Quella che vi proponiamo oggi è un'intervista lunga quasi un anno, dal 27 marzo al 29 novembre 2010, e un Emidio Clementi che spazia nel racconto, dagli inizi, alla musica, agli anni '90, alla composizione, e arriva ad oggi, alle Cattive abitudini che ad aprile erano solo loro, oggi anche nostre.

La prima volta l'abbiamo incontrato nel camerino de Il Covo, storico locale bolognese in cui di lì a breve si sarebbe esibito per un live speciale, dove i Massimo Volume eseguirono soltanto Stanze, il primo lavoro, succedendo sul palco ai Giardini di Mirò (si festeggiavano i 20 anni di vita del Covo).
La seconda, in una diretta telefonica nel corso de Gli IndiePatici.

A voi il gusto di indovinare quali domande siano "vecchie" e quali nuove (con una dovuta eccezione). O semplicemente di godervi le parole di Mimì.


1) Tornano dunque i Massimo Volume, dopo troppi anni di assenza. Stanze, il primo lavoro, è del 1993. Registrato in soli tre giorni, dopo aver iniziato a suonare in una cantina, con due casse talmente sgangherate da costringervi a tenerle al massimo volume (da qui il nome del gruppo), e esservi fatti notare con un EP. Da quella cantina alla pubblicazione di Stanze quant'è cambiato in voi in termini di consapevolezza? e da allora ad oggi?

Da allora ad oggi è cambiato, sì, come è cambiato l'approccio del pubblico nei nostri confronti, all'inizio è stato difficile anche se non eravamo i primi a proporre la parola recitata in musica, però c'erano pochi esempi, gli Starfuckers prima di noi, in parte i CCCP (che utilizzavano più una litania). Rispetto a venti anni fa c'è più attenzione nei nostri confronti, prima c'era solo un nocciolo duro che ci seguiva. Dagli inizi invece è cambiato che la scena all'epoca viveva la pubblicazione di un disco come un punto di arrivo, mi ricordo che il giorno che prendemmo in mano le copie di Stanze fu emozionante.

2) Nel libretto di Da qui (1997) citate Alejandro Jodorowsky: "io allora comprendo che non è bene cercare la sicurezza, perché conduce alla morte; e che è meglio vivere nell'incerto"; mentre in un pezzo di "Club Privé" (1999) canti "io non ho speranza, ma credo nella cura" in un modo anche ossessivo. E' una filosofia di vita la tua, che comprende entrambi gli estremi, o nel '99 stavi lavorando alla stesura della legge Biagi?

(ride, ndr) A quella frase di Jodorowky tengo molto, venivo dalla lettura di "Teresa si arrabbia con Dio"...lo conosco poco come regista, ma quel romanzo mi piacque tantissimo e volevo che ci fosse lui in qualche maniera, perché mi aveva influenzato anche nella maniera della scrittura. Ma i nostri testi sono pieni di contraddizioni, anche nello stesso brano: questa sera faremo Tarzan, le cui prime strofe sono in completa contraddizione con la seconda parte, ma nel complesso poi secondo me funzionano (ride, ndr).

3) In Alessandro, invece, che è una canzone di Stanze, descrivi un disagiato, ma dalla sua prospettiva, e la canzone alla fine lascia una sensazione positiva, sembra parli di cose fatte da una persona per arrivare a un obiettivo. Ne Il Primo Dio invece citi - e la dedichi - a Emanuel Carnevali, poeta, scrittore, agitatore culturale, una sorta di eroe romantico disperato nella consapevolezza di aver perso la giovinezza senza essere riuscito ad arrivare. Oltre che per le storie umane, perché questo fascino per le persone che in qualche modo non sono arrivate? è l'idea che avrebbero potuto dire tanto?

Sai, è difficile capire quando una persona sia degna di essere raccontata, non riesco a rispondere, non c'è solo la disperazione ma forse un rapporto di solitudine rispetto all'esistenza. Mi piace il rapporto di solitudine rispetto al mondo. Alessandro spesso è stato scambiato per un autistico, in realtà è un ragazzo con problemi motori. Mi piace che cogli una positività nel testo, perché era un ragazzo comunque energico. Nel caso di Carnevali forse mi affascina più la voglia e la sete di successo, e credo che lui lo volesse con qualsiasi mezzo, era anche spregiudicato e dunque non c'è un crogiolarsi nel fallimento, non è un "loser" e non è mai stato affascinato da quella figura.

4) Avete nel vostro curriculum la sonorizzazione di un film muto, "La caduta della casa Usher" (Jonathan Epstein, 1928), ma anche la partecipazione alla colonna sonora di "Almost Blue", con alcune canzoni. Il vostro rapporto con il cinema? quale delle due situazioni è più adatta a voi?

Sono state entrambe belle esperienze, perché si lavora in funzione del film quindi ci si sente deresponsabilizzati rispetto al disco vero e proprio. Esperienze anche snelle perché siamo riusciti a completare la colonna sonora in un mese e mezzo-due, tempo brevissimo se consideri che di solito per completare un disco impieghiamo almeno un anno e mezzo-due. Ne capitassero di occasioni del genere! In realtà il mondo del cinema è molto chiuso, con Alex Infascelli (regista di Almost Blue, ndr) eravamo amici e la collaborazione è nata in maniera non ufficiale, da un rapporto di amicizia. L'altra è stata su commissione, è un periodo in cui sono richieste le rimusicazioni, l'hanno fatto anche Marlene Kuntz e Yo Yo Mundi. Il problema è anche che il numero dei film è limitato, non si riesce a dare neanche un'impronta propria al film.

5) Il ritorno alla musica è avvenuto proprio dopo la sonorizzazione de “La caduta della casa Husher”. In che modo questa esperienza è stata uno stimolo?

E’ stata uno stimolo perché la rimusicazione è stata un lavoro inedito. Nel riuscire a tirare fuori ancora della nuova musica, ci è tornata voglia di rimetterci in gioco. Così abbiamo pensato a delle canzoni nuove, a un disco nuovo. Poi è passato del tempo, dalla sonorizzazione all’inizio del lavoro per “Cattive Abitudini”, mentre il disco è venuto fuori piuttosto in fretta.

giovedì 2 dicembre 2010

Ottava puntata: 29 novembre

La playlist della sesta puntata:

[SIGLA] Luigi Tenco – Il tempo dei limoni
Wavves – So Bored
Paolo Conte (sottofondo) – Boogie
Clinic – Family
Massimo Volume – Le nostre ore contate
Swans – Blind
Cut – Annihilation road
Father Murphy – We now pray with two hands we now pray with true anger
Numero 6 – Pronto per l’inverno
Jack Penate – Pull my heart away
Waines – Flow river flow
Be my delay – Cobrasun
Hank! – In volo
Albedo – Per spargere il sale
Of Montreal – Coquet Coquette
Joe Bonamassa – Baby you gotta change your mind
Gianni Maroccolo & Franco Battiato – Night and storms


Per ascoltare il podcast e scaricarlo,

basta andare a questo link


In questa puntata i conduttori Banale e TenderBranson hanno presentato:
  • in collegamento telefonico, Emidio Clementi, voce, basso e soprattutto compositore di tutti i brani dei Massimo Volume, che si esibiranno giovedì 2 dicembre al Circolo degli Artisti di Roma, presentando per la prima volta nella capitale il nuovo lavoro: Cattive Abitudini (intervista ascoltabile e scaricabile a questo link); 
  • Michele Bitossi, voce e chitarra dei Numero 6, band genovese che negli ultimi mesi ha rilasciato un EP e poi il nuovo album, dal titolo I love you fortissimo, al telefono per raccontarci tutti i suoi progetti;
  • ancora, in collegamento skype, Rui degli Albedo, gruppo del milanese da anni sulla scena, che recentemente ha pubblicato l’album Il male, e a cui abbiamo chiesto di raccontarci un po’ la loro storia, il concept del disco, e come siano arrivati al suono di oggi;
  • sono stati poi presentati gli Hank!, gruppo palermitano che nei primi mesi del 2010 ha attirato le attenzioni con l’EP “Piedali“, prodotto dalla 800A Records (etichetta che già aveva scoperto i Pan del Diavolo)
Tra le altre cose, si è quindi parlato di concerti a Roma nella settimana 29 novembre-5 dicembre, Wavves, Swans, Clinic, Cut, Father Murphy, Jack Penate, Of Montreal, Paolo Conte, Be my delay, Waines, Joe Bonamassa, e abbiamo ascoltato un estratto da A bout de souffle di Jean Luc Godard.
In conclusione, per l’angolo Amarcord, i Gianni Maroccolo e Franco Battiato.